il manifesto
04 gennaio 2007

E' l'ora del super sindacato

La union inglese Amicus si allea con le organizzazioni tedesche e americane per combattere i soprusi delle multinazionali. Si comincia dalla britannica Group 4
Orsola Casagrande 

 
Un sindacato multinazionale. E' l'obiettivo che si prefigge Derek Simpson che ha impegnato il sindacato
che presiede, Amicus, in una massiccia campagna di sensibilizzazione nei posti di lavoro. Il segretario, con profonde radici nella sinistra laburista britannica, ha stretto accordi con tre sindacati internazionali, il
tedesco Ig Metall e gli americani Machinists e United Steel Workers. Alla base di questo patto la «lotta alle multinazionali che credono di poter fare ciò che vogliono trattando in maniera differente i lavoratori a
seconda del paese in cui operano». La prima esperienza sul campo è la vertenza internazionale aperta
dagli americani contro la multinazionale inglese Group 4 Securicor. La società è la seconda più grande al
mondo e si occupa di sicurezza per così dire in senso lato: dalla gestione delle carceri e centri di
detenzione privati alla security al congresso laburista. Group 4 è attualmente sotto attacco dei sindacati
americani per il trattamento molto diverso che riserva ai suoi dipendenti in giro per il mondo. Secondo le
unions, dai salari alla sicurezza sul posto di lavoro, ai diritti di base le cose vanno in maniera molto
diversa. L'accordo siglato da Amicus e le altre unions prevede tra l'altro un rigido controllo sui
licenziamenti facili da parte delle multinazionali sempre alla ricerca di pagare meno i lavoratori. Derek
Simpson, illustrando il patto, ha detto che «solo riuscendo a stabilire legami molto forti e costanti tra
sindacati riusciremo a contrastare le multinazionali che approfittano della globalizzazione per mettere i
lavoratori gli uni contro gli altri. Dobbiamo evitare - ha aggiunto il segretario di Amicus - che vengano
erosi i diritti fondamentali dei lavoratori, conquistati con dure lotte».
Quanto alla battaglia ingaggiata dalla Service Employees International Union, che rappresenta circa un
milione e ottocentomila lavoratori spesso sottopagati negli Stati uniti, contro Group 4, si tratta di una
vertenza avviata nel 2003, quando la multinazionale inglese ha rifiutato di negoziare con il sindacato
migliori condizioni per i lavoratori. La union americana si è unita con i sindacati di Sud Africa, Kenya e
Indonesia che avevano sollevato gli stessi problemi nei confronti di Group 4 per cercare di portare avanti
una lotta comune. Un esperimento difficile, ma considerato da sindacati come Amicus un importante primo passo. Anche perché, come ha sottolineato Simpson «oggi un quarto dell'economia globale è nelle mani di 200 compagnie. Queste potenze ovviamente offuscano l'influenza dei governi nazionali che non possono più essere i soli referenti dei lavoratori». Amicus sta svolgendo assemblee con i suoi iscritti per
sensibilizzare i lavoratori a monitorare le società per cui lavorano, a capirne gli assetti proprietari, gli
azionisti. Tutto questo per riuscire a pianificare azioni e vertenze coordinate in diversi paesi del mondo.
Group 4 è salita agli onori (tristi) delle cronache per la gestione del centro di detenzione inglese di
Campsfield, nei pressi di Oxford. Nel '97 nel centro era scoppiata una rivolta quando i richiedenti asilo
detenuti in questa sorta di carcere di massima sicurezza avevano detto basta ai soprusi e alle violenze
delle guardie impiegate da Group 4. La multinazionale (utilizzata dal Labour per gestire la sicurezza degli
eventi di partito) ha cercato di rigirare le accuse contro i detenuti. Il processo, apertosi nell'estate del '98,
contro nove cittadini africani, venne chiuso dal giudice nel giro di una settimana. I nove cittadini africani
vennero scagionati da tutte le accuse, che si rivelarono invenzioni delle guardie di Group 4. Quel processo
ha messo in luce le carenze e le responsabilità del governo Blair che ha spesso e volentieri affidato a
compagnie private (e senza scrupoli) la gestione delle carceri o dei centri per migranti. I dipendenti di
queste compagnie non sono qualificati né ricevono adeguati training. Per scelta visto la compagnia cerca i
meno qualificati. Con ripercussioni anche drammatiche se si tratta di lavorare con detenuti, migranti o
minori. Di fronte alle difficoltà spesso questi lavoratori rispondono con la violenza e gli abusi.

 

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