VisionPost
9 aprile 2008
Brutta aria per gli sponsor olimpici
Marina Rossi
Le Olimpiadi di Pechino continuano a sollevare polemiche da parte di chi difende i diritti umani. Non solo per lo scontro Cina-Tibet, ma anche per il coinvolgimento della potenza asiatica nel Darfur. Uno studio sui partner tecnologici punta il dito contro aziende come Lenovo, Samsung e Microsoft. Le critiche stanno accompagnando il prologo delle Olimpiadi cinesi dentro e fuori la rete. Dopo il boicottaggio europeo, prima tentato (Londra) e poi riuscito (Parigi), la fiaccola olimpica si appresta oggi a sbarcare a San Francisco, seguendo un percorso segreto per depistare gli attivisti. Dal vecchio al nuovo continente, l'attenzione si sposta allora su un altro aspetto della manifestazione olimpica, cioè le sponsorizzazioni. Un'attenta analisi dei flussi monetari da e verso la Cina punta il dito contro 64 aziende coinvolte, tra cui spiccano grandi nomi dell'hi-tech.
Uno sguardo alle aziende
Lo studio sui partner delle Olimpiadi di Bejing del 2008 è stato condotto da Dream for Darfur, iniziativa con sede a New York dedicata alla difesa dei diritti umani nella regione sudanese del Darfur. In particolare, la Cina è coinvolta nel mantenimento del regime in Sudan, dando così all'associazione motivo di boicottaggio dei giochi olimpici cinesi. Nel rapporto che inquadra le aziende che partecipano in modo più o meno attivo alla manifestazione, spicca Lenovo, l'anello di congiunzione tra la fiaccola e le sponsorizzazioni, avendo realizzato il progetto della torcia olimpica di Bejing. Una partecipazione che costa all'azienda una bocciatura nella pagella individuale, gravemente insufficiente (voto F, cioè il minimo).
Nessun passo indietro
I peggiori voti, motivati dal grado di coinvolgimento con il governo di Bejing, sono stati assegnati anche a Samsung (top sponsor insieme a Lenovo), Microsoft, Kodak, Panasonic e Swatch. Ma è Samsung la prima a rispondere alle accuse dei consumatori, ribaltando l'ottica business sotto una luce di sportività e di amore per il gioco. Una posizione scomoda, se non altro perché denota un disagio da parte delle aziende che non può essere realmente giustificato se non, appunto, con il fattore denaro e visibilità che, in questo caso specifico, è anche negativa.
Tutti bocciati nei diritti umani
Il sistema di assegnazione di punteggi è direttamente correlato alle politiche interne ed esterne: i marchi potevano guadagnare posizione se avevano cercato un dialogo con il governo cinese, o aiutato a sensibilizzare l'opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani in Darfur. Ma nessuna azienda tecnologica vanta una votazione diversa da quella minima e comunque anche gli sponsor "migliori" hanno voto insufficiente.
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