Conquiste del Lavoro
7 giugno 2008
Tk offre 15 milioni di risarcimento. Fim: un modo per evitare il confronto
Demetrio Paolin
Torino (nostro servizio). Quindici milioni di euro una cifra che solo a pensarla non sai neppure da dove iniziare, è questo quanto offerto dai legali della ThyssenKrupp alle sette famiglie per risarcimento rispetto alla perdita e alla morte orrende dei loro cari.
E la cifra allora se si ritorna con la mente a quella maledetta giornata di dicembre di colpo suona stonata. E’ possibile quantificare una tragedia, il valore di vite spente in un modo violento, può una cifra del genere tacitare le coscienze e fare in modo che i parenti delle vittime non si costituiscano parte civile nel procedimento penale che il 1 di luglio avrà inizio?.
La mossa degli avvocati sembra questa. ThyssenKrupp azzarda la sua mosse a poche settimane dall'udienza preliminare a sei suoi dirigenti in Italia, imputati, di omicidio volontario l'amministratore delegato Harald Espenhan, di omissione dolosa di norme antinfortunistiche gli altri.
Quei quasi 15 milioni rappresentano un'offerta decisamente superiore alle ”tariffe” adottate nei tribunali italiani per quantificare economicamente il peso che devono sopportare vedove, orfani, genitori e fratelli. Se fosse un tavolo da poker, certo, sarebbe una giocata superba, ma invece siamo alle prese con una tragedia umana dalle dimensioni devastanti.
Il collegio degli avvocati delle famiglie delle vittime dovrebbe proprio in questi giorni riunirsi e trovare una strategia comune. Ma il fronte dei famigliari non è per nulla compatto, almeno stando alle dichiarazioni. C'è la linea della fermezza, che è ben espressa da Luigi Santino: ”Non se ne parla neppure. Il nostro obiettivo è che i colpevoli paghino nel modo più alto possibile quello che è successo. Vorrei vedere loro, se ricevessero mai una proposta del genere. Se ne stanno nelle loro belle case con le loro belle famigliole. Io, mia madre e mio padre no”. Tina Schiamone invece vorrebbe, umanamente, chiudere tutto: ”Ci consulteremo con i nostri avvocati - spiega -. Nessuno ci riporterà i nostri mariti, ma abbiamo bambini che hanno bisogno di aiuto”. La Thyssen sembra quasi voglia nascondersi ed evitare di confrontarsi. Claudio Chiarle della Fim Cisl di Torino ne è convinto: ”La proposta di risarcimento rappresenta un tentativo da parte dell'azienda di evitare un processo che la vede molto in difficoltà. La Thyssen ha paura del processo perché questo vorrebbe dire un confronto aperto a tutti con l'opinione pubblica e con la città di Torino. Proprio il timore di quello che potrebbe uscire durante le udienze ha spinto l'azienda a formulare l'indennizzo in questione”.
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