Conquiste del Lavoro
6 luglio 2008



Condannati i vertici GoodYear

Roberto Cecere

Latina (nostro servizio) - Nove condanne per oltre 20 anni di reclusione agli amministratori delegati e ai direttori dello stabilimento che si sono alternati alla guida della GoodYear di Cisterna, in circa 40 anni di
attività.
Il Giudice ha condannato Anthony Grano a 4 anni e 8 mesi; Pierdonato Palusci a 2 anni e 1 mese; Antonio Corsi a 11 mesi; Arthur Paul Ricchiuti a 4 anni e 3 mesi; Edward Lucas a 3 anni e 1 mese; Charles Lee Grunder a 2 anni e 7 mesi; Michel Claude Murphy a 1 anno e 7 mesi; Adalberto Muraglia a 11 mesi e Jeffrey Smith a 11 mesi di reclusione. Tutti colpevoli, a vario titolo, per il reato di omicidio colposo plurimo aggravato e lesioni colpose plurime nei confronti di 13 lavoratori deceduti, che prestavano la loro opera nello stabilimento di Cisterna.
La responsabilità dei dirigenti nasce dal fatto di non aver adottato tutte quelle misure di sicurezza atte ad evitare l’esposizione degli operai alle sostanze nocive, come il nerofumo e le ammine aromatiche utilizzate nella produzione dei pneumatici.
La GoodYear, iniziò la produzione nel lontano 1964 e proseguì fino al 2001, anno in cui licenziò 570 lavoratori; con questa sentenza, a distanza di 7 anni dalla chiusura del sito, si deducono anche le motivazioni della cessazione: lo stabilimento andava chiuso perché, oltre a produrre pneumatici, generava patologie che portavano i lavoratori alla morte.
Va ricordato che, per evitare la chiusura, si diete vita alla più grande battaglia sindacale che si ricordi; non si lasciò nulla di intentato, anche la Curia scese in campo con il suo Vescovo per difendere il sito produttivo e i lavoratori. E il sindacato con in testa il sindaco Carturan, andarono perfino negli Stati Uniti alla casa madre della multinazionale per scongiurare la chiusura.
Ma gli americani avevano deciso, Cisterna andava chiusa e la sentenza odierna lo conferma; lo stabilimento pontino era un luogo dove i lavoratori, addetti ad alcuni reparti, erano fortemente esposti alle lesioni del ciclo produttivo con conseguenze mortali.
A più riprese, abbiamo dovuto assistere ad un linciaggio da parte di diversi giornali nei confronti del sindacato perché alcuni esponenti del Consiglio di fabbrica si erano resi responsabili di aver percepito a titolo personale, da un professionista che aveva rapporti con la multinazionale, alcuni proventi economici per mantenere la cosiddetta pace sociale in azienda, tramite una partita di giro consegnava somme di denaro ad alcuni miserabili.
Va ricordato che la responsabilità penale e morale è sempre personale ma il sindacato in quanto istituzione per tutti i lavoratori raccoglie, al suo interno, uomini e donne che non sempre hanno quella coscienza di lavoratori e di uomini al quale dovrebbero attenersi.
Può un episodio di questo tipo gettare fango su quello che è stato e che è il sindacato confederale Cgil Cisl Uil nel nostro Paese? Questo linciaggio messo in atto da alcuni quotidiani al servizio di poteri forti, sicuramente ha lo scopo di demolire quel soggetto che si chiama sindacato confederale che, dalla nascita della Repubblica, ha contribuito ad elevare materialmente, moralmente e culturalmente tutti i lavoratori
italiani. Se oggi è stato possibile celebrare questo processo e avere questa sentenza di condanna, molto lo si deve anche al sindacato che, in questi anni, ha rivendicato ed elaborato una legislazione a tutela dei diritti e della salute dei lavoratori.  


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