Conquiste del Lavoro
5 marzo 2008


FIAT Arese, sciopero per 68 licenziamenti

Mauro Cereda


Milano (nostro servizio) - Non sembra avere fine la vicenda della dismissione dell’ex stabilimento dell’Alfa Romeo di Arese. La Fiat, due giorni fa, ha inviato 68 lettere di licenziamento (altre 16 sono in partenza) ad altrettanti lavoratori dei reparti Carrozzerie e Costruzioni sperimentali, in cassa integrazione da cinque anni. Poche righe per dire arrivederci e grazie: ”Le comunichiamo - si legge nella lettera - la risoluzione del suo rapporto di lavoro con effetto dalla data odierna”.
L’iniziativa dell’azienda ha suscitato l’immediata reazione dei sindacati che, ieri, hanno proclamato uno sciopero di 8 ore e hanno organizzato un presidio davanti ai cancelli dello stabilimento. ”La responsabilità di questi licenziamenti - spiega il segretario generale della Fim Cisl di Milano, Luigi Dedei - è innanzitutto della Fiat, che non ha voluto prendere in considerazione la proposta di far rientrare i lavoratori in azienda, pur avendo fatto massiccio ricorso alla mobilità lunga per i prepensionamenti. In sostanza, hanno fatto uscire parecchie persone da Arese, ma non hanno mai voluto sostituirle con gli addetti in cassa integrazione. Comunque la Fiat è in buona compagnia”.

I sindacati mettono sul banco degli imputati anche i proprietari delle aree su cui sorgono i capannoni un tempo dell’Alfa e la Regione Lombardia. ”In questi anni - continua Dedei - abbiamo sottoscritto numerosi accordi che prevedevano progetti e impegni precisi per la ricollocazione dei lavoratori, ma né i proprietari delle aree, né la Regione vi hanno mantenuto fede. Si sono fatte tante chiacchiere ma di concreto si è visto ben poco”.
Oggi il sito di Arese è sostanzialmente diviso in due zone: una è ancora in parte occupata dalla Fiat ed è di proprietà di una società immobiliare italiana; l’altra appartiene da diversi anni a una società immobiliare americana, che quando la acquisì si assunse l’impegno di reindustrializzarla e di ricollocare fino a 500 ex alfisti; impegno che, in realtà, si è tradotto nell’assunzione di poco più di 60 persone. L’azienda torinese dà invece lavoro a circa un migliaio di addetti, impiegati in attività di progettazione e assistenza alla vendita (la produzione è ferma da tempo). Il ”cerchio”, secondo le intese, si sarebbe dovuto chiudere con la trasformazione di una zona dell’area ”italiana” in un Polo per la mobilità sostenibile.
Il tutto sotto la ”regia” della Regione. ”Questo Polo - conclude Dedei - che avrebbe dovuto ospitare una serie di attività industriali, di ricerca e di servizio, è rimasto nel libro dei sogni. Se ne parla da quattro anni ma di concreto non c’è nulla. Come al solito, il presidente della Regione, Roberto Formigoni, è stato bravo ad andare sui giornali e in tv ad annunciare l’eccellenza lombarda nel risolvere i problemi, però sono due anni che chiediamo di incontrarlo per fare il punto della situazione e non ci riceve. In ogni caso, noi continueremo a sollecitare tutti i soggetti coinvolti perché si trovi una soluzione lavorativa per i cassintegrati”. Fim, Fiom e Uilm milanesi hanno convocato per lunedì prossimo, 10 marzo, un’assemblea pubblica ad Arese, a cui saranno invitate tutte le forze politiche e istituzionali del territorio.


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