l’Unità
30 giugno 2008
Morirono in quattro, l'azienda chiede i danni
Era sabato e avevano fretta. Sono morti, la colpa è la loro. Morirono in quattro, due anni fa alla Umbria Olii di Campello sul Clitunno, in provincia di Perugia. E ora, l’azienda chiede ai familiari delle vittime di risarcire i danni: a uccidere, sostengono, non fu la mancata sicurezza della ditta, ma un errore dei lavoratori.
I titolari della Umbria Olii, da subito indagati per l’omicidio, vogliono 35 milioni di euro. La richiesta è stata formalmente avanzata presso la Procura di Spoleto ed è firmata direttamente da Giorgio Del Papa,
amministratore delegato della società. Dopo l’incidente, Del Papa era stato accusato di «disastro colposo con l'aggravante della “colpa con previsione dell'evento”, violazione delle norme sulla sicurezza (tra cui
l'omissione dolosa dei mezzi di prevenzione) e omicidio colposo plurimo».
In sostanza, l’accusa sostiene che i vertici dell’azienda sapevano che nei silos c’era del gas che avrebbe potuto esplodere da un momento all’altro. Per questo, sostiene Del Papa, la colpa dell’incidente non è dell’azienda che sapeva del gas e non ha avvertito nessuno, ma degli operai che l’hanno fatto esplodere usando la fiamma ossidrica: «La causa dell’esplosione e quindi dell’evento mortale e di tutti gli altri
danni che ne sono derivati – si legge nella richiesta di risarcimento danni – ad altro non possa essere ascritta se non, da un lato, al fatto che l’impresa appaltatrice e i suoi dipendenti non hanno rispettato le modalità esecutive preventivamente concordate e, dall’altro, al fatto che l’impresa appaltatrice e i suoi dipendenti, nonostante non fosse stato concordato, per risparmiare tempo ed entità di lavoro, hanno fatto ricorso all’uso della saldatrice». Insomma, si legge ancora nell’ingiunzione, «nonostante l’appaltatore e i suoi dipendenti sapessero di non poter procedere ad operazioni di saldatura, vi hanno proceduto ugualmente, provocando così, in via autonoma ed esclusiva, la verificazione del gravissimo evento, il tutto per sbrigarsi, dato che era sabato».
Tullio Mocchini, Giuseppe Coletti, Wladimir Toder e Maurizio Manili, i quattro morti, lavoravano per una ditta esterna, che aveva in appalto la manutenzione dell’impianto: quando i silos esplosero, stavano realizzando delle passerelle per collegare le cisterne di olio. Il prossimo 11 luglio si terrà la prossima udienza del processo contro i vertici dell’azienda, che ancora prima di sapere se la giustizia li
ritiene colpevoli, vogliono mettere al sicuro buon nome e portafoglio.
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