il manifesto
2 ottobre 2007
Vigilantes folli, stop a Fincantieri
Controlli, provocazioni e multe - fino a diversi giorni di sospensione - per i motivi più assurdi. Soprattutto tra i lavoratori in appalto, per «disciplinare» tutti
Alessandra Fava
Genova
Schiavitù è una parola forte. Eppure ricorre sulla bocca di tanti tra i 1500 lavoratori diretti e in appalto che ieri si sono piazzati, alle 6 di mattina, davanti ai cancelli della Fincantieri a Sestri Ponente, bloccando via Soliman fino a metà pomeriggio. La ragione dello sciopero - tutti i turni per 24 ore - sono i controlli serrati, le perquisizioni, le intimidazioni da parte di veri e propri vigilantes che controllano le modalità di lavoro della gente distribuendo paura, multe e sospensioni dal lavoro, soprattutto a scapito dei lavoratori in appalto, i meno tutelati dal punto di vista sindacale.
La storia è iniziata un anno e mezzo fa, quando l'azienda ha affidato il controllo dei lavoratori a un'azienda (anche quella in appalto) che ha sparpagliato una trentina di vigilantes in giro per il cantiere che costruisce navi da crociera: «le guardie ci sono sempre state, ma per la salvaguardia dei beni aziendali, non per controllare i lavoratori - dice Giulio Troccoli dell'Rsu Fiom - in 33 anni di lavoro non abbiamo mai fatto una lotta così dura per difendere la legalità».
Mentre si parla il capannello s'allarga. Gli extracomunitari si sono volatilizzati, ma anche gli italiani hanno paura. Dall'alto di una ringhiera, dopo i tornelli, veglia dalle 6 di mattina il responsabile del personale; «un gesto intimidatorio evidente», rimarcano molti. Eppure le denunce s'accavallano, per rabbia ed
esasperazione. Mangi un panino per un quarto d'ora sul molo durante la pausa di lavoro? Multa. Fai pipì in banchina invece che in bagni sempre lerci, spesso chiusi («mai visti di conciati così male», dice un nordeuropeo)? Multa. Ti siedi su una panchina degli spogliatoi per tirare il fiato, sempre durante la pausa? Ti dicono di toglierti dai piedi. Le storie che si raccolgono rasentano l'incredibile. Specie in una fabbrica statale.
I più vessati sono i meno tutelati, quelli delle ditte in appalto, che ieri mattina venivano invitati a scioperare perfino dai loro 'padroni' stufi di vedersi ritornare indietro qualche lavoratore sospeso. Uno racconta del giorno che hanno buttato via gli scarponi di tutti i lavoratori esterni; un altro le perquisizioni all'entrata e all'uscita, oppure il dover timbrare il cartellino due volte, all'entrata e sulla banchina. Per non parlare del sabato quando «i lavoratori di serie B» vanno a lavorare per turni sino a 12 ore, costretti in coda per decine di minuti perché il tornello è uno solo e con un solo portiere. Alcuni esterni pagano di tasca propria il cartellino: dai 50 ai 100 euro. Per poi trovarsi cacciati fuori dal cantiere con sospensioni che vanno sino ai 5 giorni. «La pratica per multare un dipendente è più complessa - spiega uno - ti devono fare una contestazione scritta, poi hai tre giorni per rispondere e puoi ricevere anche l'assistenza del sindacato, quindi multa o sospensione dal lavoro. Per quelli in appalto si fa tutto con un processo sommario: ritiro del cartellino, sospensione e il titolare della ditta sta zitto per paura di perdere la commessa».
La protesta di ieri, eclatante, arriva dopo anni di silenzio assordante, tranne qualche rara denuncia (tipo quella lo scorso anno di un falegname preso a botte dal suo datore di lavoro palermitano per mancati pagamenti) e per gli scioperi contro la ventilata quotazione in borsa, cui gli esterni non hanno quasi partecipato. «Questo sciopero è storico - sottolinea Bruno Manganaro, della Fiom Genova - è la prima volta da anni che riusciamo a bloccare totalmente il lavoro su due navi perché tutte le ditte d'appalto si sono ribellate con noi. A me sembra di tornare indietro agli anni '60: di fatto siamo qui a difendere lo Statuto dei lavoratori del 1970».
Il lavoro esternalizzato ha acquistato una fetta sempre più grande di Fincantieri. Dopo le imprese di pulizia o per la mensa, a Sestri Ponente ci sono oggi 850 dipendenti diretti e 2500 delle ditte d'appalto, che scendono a 1500 a fine commessa. Metà sono extracomunitari, 55 nazionalità diverse. I sindacati confederali (Manganaro con il segretario Uilm Michele D'Agostino e quello della Cisl-Fim Alessandro Vella) hanno inviato una lettera al prefetto Giuseppe Romano chiedendo un incontro con la direzione nazionale di Fincantieri e la Direzione provinciale del lavoro. Se non si apre nessun confronto, ci saranno altre proteste nei prossimi giorni.
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