Conquiste del Lavoro
2 novembre 2007
Lidl, un libro nero accusa la multinazionale tedesca
Prezzi bassi a spese dei dipendenti con la violazione di tutte le norme sul lavoro
Manlio Masucci
(Nostro servizio) - Un gigante presente in tutti i paesi europei con più di 6.500 punti vendita dove lavorano circa 100 mila persone. La filosofia del gruppo è prezzi convenienti a spese dei dipendenti e, ovviamente, niente sindacati. Eppure il gigante potrebbe avere dei piedi d’argilla considerato che i sindacati, lì dove sono riusciti faticosamente ad entrare, hanno visto prontamente arretrare l’azienda. Anche i consumatori inoltre, quando debitamente informati sulle reali motivazioni dei prezzi convenienti, hanno spontaneamente iniziato a preferire altri rivenditori mentre i produttori, nonché i piccoli e i medi commercianti, sono sempre più preoccupati.
Il gigante Lidl fa capo al gruppo tedesco Schwartz capace di far crescere i propri utili dai 3 miliardi di euro fatturati nel 1990 a 40 miliardi nel 2005. Introiti che provengono per oltre il 50% dall’estero dove l’espansione è molto veloce. L’azienda occupa oramai il 15° posto a livello mondiale mentre è a uno degli ultimi per quanto riguarda gli standard lavorativi. Il costo del lavoro alla Lidl si attesta mediamente fra il 6 e l’8% mentre in altri esercizi della stessa taglia le percentuali si attestano fra il 12 e il 15%. Sono dimensioni e numeri oramai in grado di creare tendenze generali sul mercato e di influenzare altre imprese. E’ per denunciare questa espansione silenziosa che, nel dicembre del 2004, è stato dato alle stampe dal sindacato tedesco Ver.di il “Libro Nero” che analizza la situazione dei dipendenti in Germania: pressioni per rendere sempre di più, mobbing, controlli, lavoro non retribuito, politica dei contratti a termine per poter più facilmente ricattare gli impiegati, mancanza di tempo per le pause e condizioni di sicurezza inadeguate sono risultate essere le caratteristiche principali del gruppo Schwartz.
Nell’anno 2007 è dunque la volta del primo “Libro Nero Lidl Europa” di Andreas Hamann ed altri edito in Italia dallo stesso Ver.di in collaborazione con Fisascat-Cisl, Filcams-Cgil, Uiltucs-Uil. Alla presentazione del libro, avvenuta presso la sede della Cgil, sono gli stessi curatori ad indicare le urgenze e le priorità: “Il gruppo Schwartz, presente in 24 paesi europei non solo con Lidl ma anche con la catena Kaufland, sta violando tutte le norme sul lavoro per cui si rende assolutamente necessario pianificare azioni comuni a livello europeo”. Una proposta che vede d’accordo le federazioni di categoria sindacali italiane che hanno in previsione la stipula di una dichiarazione congiunta a livello Ces per poter passare il più velocemente possibile alla fase di contrattazione con il gruppo. Una problematica che va affrontata a livello europeo, dunque, e che riguarda, in particolare, molti lavoratori italiani. La Lidl è infatti in forte espansione anche nel nostro paese dove apre circa 30 nuovi esercizi all’anno e dove impiega oltre 7.000 dipendenti. Ma anche in Italia i sindacati fanno molta fatica a varcare le soglie dell’azienda così come ci conferma Pietro Giordano, segretario nazionale Fisascat: “La Lidl - ci spiega Giordano - è una delle aziende più difficili che si comporta in Italia esattamente nel modo in cui si comporta in Europa eppure, lì dove siamo riusciti ad entrare, l’azienda ha dovuto fare dei sostanziali passi indietro”. Insomma un vero e proprio muro da parte del gruppo che non riguarda solo la contrattazione di secondo livello così come conferma il segretario nazionale della Fisascat: “Il nostro obiettivo - ci dice in conclusione Giordano - è contrattare direttamente con l’azienda ma è da sottolineare come la Lidl si rifiuti di applicare anche il contratto nazionale visto che non è iscritta a nessuna associazione imprenditoriale”
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