Conquiste del Lavoro
23 gennaio 2008



Como, azienda tessile condannata per bossing

Costantino Corbari

Como (nostro servizio). Bossing, variante del mobbing, attuato direttamente dal "boss" che mira a far dare le dimissioni al dipendente indesiderato, creando attorno a lui un clima di tensione e di disprezzo, lesivo della sua dignità personale e professionale.
A Como, una innovativa sentenza ha riconosciuto un atteggiamento della datrice di lavoro che ha "umiliato, insultato e vessato" la sua dipendente "fino a farla ammalare e farle perdere il posto", obbligando l'azienda alla sua riassunzione e ad un risarcimento di 50mila euro.
La decisione è del giudice del lavoro Beniamino Fargnoli, che ha condannato il comportamento della titolare della "Ines Crea", azienda tessile di Fino Mornasco che produce costumi da bagno, accogliendo le richieste di Lidia Giovarruscio.
L'azione dell'operaia, occupata in quello stabilimento dal 1966, è stata sostenuta dall'ufficio vertenze della Cisl lariana. "La signora Lidia era continuamente rimproverata e insultata, apostrofata con parolacce, chiamata "terrona" - spiega il responsabile Francesco Quarta -. La titolare dell'azienda le imponeva di non alzare la testa e tenere gli occhi bassi quando parlava con lei e l'accusava continuamente di non essere capace di svolgere il proprio lavoro".
Dopo anni di soprusi e vessazioni la donna ha accusato gravi problemi psicologici che l'hanno costretta a lasciare il lavoro. Al completamento del sesto mese di assenza per malattia, sempre debitamente giustificata, Lidia Giovarruscio è stata licenziata.
A quel punto si è rivolta alla Cisl di Como che ha avviato una causa nei confronti della titolare dell' azienda. L'azione si è conclusa con la sentenza del giudice del lavoro che ha condannato la "Ines Crea" ad un risarcimento di 20mila euro per mancata retribuzione e di altri 30mila euro per il danno subito, decretando anche l'obbligo di riassunzione della dipendente ingiustamente licenziata.
"Si tratta di una sentenza di bossing innovativa in tema di soprusi nei confronti dei lavoratori destinata a fare giurisprudenza – sottolinea ancora Francesco Quarta -, perché il giudice ha riconosciuto l'illegittimità del licenziamento ordinando l'immediato reintegro sul posto di lavoro della dipendente mobbizzata".
Intanto, mentre l'azienda tessile ha annunciato ricorso contro la sentenza del giudice, l'operaia ha deciso di non rientrare nel reparto nel quale ha dovuto subire tante umiliazioni e le sarà dunque riconosciuto il pagamento di 15 mensilità.
 

 

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