Conquiste del Lavoro
22 novembre 2007
Multinazionali, j’accuse dei sindacati Ue
Manlio Masucci
Multinazionali nell’occhio del ciclone in Europa. Unilever, Nestlè e Coca Cola sono infatti oggetto di numerosi attacchi da parte delle associazioni europee dei lavoratori. Le critiche all’operato delle corporations in questione sono a tutto campo e riguardano in particolare lo sfruttamento dei lavoratori, la violazione del diritto alla contrattazione collettiva e la Rsi (responsabilità sociale d’impresa).
Il caso della Unilever si trascina oramai da alcuni mesi e avrà un suo momento topico nello sciopero organizzato per il 4 dicembre nella città olandese di Rotterdam. La protesta è capeggiata dalla Effat (Federazione europea dei generi alimentari, agricoltura e turismo) ed ha il pieno supporto della Ces (Confederazione europea dei sindacati), dell’Emcef e dell’Icem (le federazioni, europea la prima e internazionale la seconda, dei minatori, dei chimici e dei lavoratori del settore energetico). Durante lo scorso mese di agosto la compagnia anglo olandese ha annunciato un piano di “riorganizzaziona globale” che mette a rischio il posto di almeno un decimo dei suoi 180.000 impiegati. Unilever ha annunciato di voler chiudere 60 dei 300 stabilimenti che possiede nel mondo; per quanto riguarda l’Europa, l’azienda si appresta a chiudere tra le 20 e le 25 sedi e a dare il benservito a oltre 10.000 lavoratori. La protesta non vuole però rimanere confinata nel vecchio continente. In particolare i sindacati denunciano le pratiche di “union busting” che l’azienda sta adottando in India, al fine di impedire l’organizzazione sindacale, mentre in Pakistan la Unilever sarebbe arrivata al punto di aver chiesto l’intervento di milizie armate per interrompere le proteste spontanee dei lavoratori.
Altro caso scottante e di attualità è quello della Nestlè che, nei giorni scorsi, ha posto il proprio veto alla partecipazione del sindacato Iuf, che rappresenta lavoratori dell’azienda a livello internazionale, al multiforum dell’Oil svoltosi a Ginevra e dedicato alla Rsi. Il forum, dedicato proprio all’incontro fra aziende e sindacati, ha visto dunque la partecipazione solitaria del rappresentante della Nestlè alla sezione dedicata. Il tentativo della multinazionale è stato quello di incontrare esclusivamente sindacati europei per discutere di situazioni sicuramente meno imbarazzanti rispetto a quelle internazionali. Il tentativo non è andato a buon fine e Ron Oswald, il segretario generale della Iuf, ha denunciato pubblicamente l’accaduto in una lettera aperta. Oswald, dopo aver definito il comportamento della multinazionale come “arrogante e deludente” ha enunciato uno per uno i casi di abusi nei paesi in via di sviluppo. Fra questi si segnalano abusi nei confronti dei lavoratori nelle Filippine, in Pakistan, in Malesia e nelle Fiji. Ma è in America Latina che la situazione è particolarmente grave. “La Iuf - ha dichiarato Oswald - conta iscritti in numerose aziende in America Latina eppure il 14% delle proteste ci arrivano dai lavoratori Nestlè”.
E’ infine degno di nota il caso della Coca Cola al centro dell’attenzione in Gran Bretagna dove il popolare Channel 4 ha dedicato un documentario estremamente critico all’azienda di Atlanta. La novità del lancio di un documentario su un canale maggiore che va ad indagare le malefatte di una multinazionale (come lo sfruttamento di minori nelle piantagioni di zucchero in America Centrale e come l’inquinamento delle acque in Asia) sembra aver riscosso molto interesse. La Coca Cola è un’azienda rispettosa dei diritti della persona e dell’ambiente? I consumatori possono continuare ad acquistare la bibita frizzantina senza rimorsi? Intorno a questi temi si sta sviluppando un pubblico dibattito sul sito web di Channel 4. Una discussione a cui partecipa la stessa Coca Cola che, ovviamente, respinge tutte le accuse.
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