il manifesto
21 novembre 2007
Statali, studenti e ferrovie. La Francia contro Sarkozy
La mobilitazione generale scuote dal torpore persino il Partito Socialista, che presenterà a giorni una sua proposta di legge per difendere il potere d'acquisto dei salari
Anna Maria Merlo
Migliaia le persone - 70 mila secondo i sindacati, 20mila per il governo - hanno partecipato ieri, sotto la pioggia, al corteo parigino nella giornata di sciopero di tutto il pubblico impiego, mentre ferrovie e trasporti urbani nella capitale continuano ad essere quasi paralizzati, ormai per la seconda settimana. Sempre secondo dati sindacali, erano 60mila a Marsiglia, 30mila a Tolosa, 15mila a Lione. A Parigi, due ore dopo l'inizio della manifestazione, gli insegnanti, molto numerosi, erano ancora bloccati in coda al corteo, in place d'Italie. Categoria per categoria, tutta la funzione pubblica era presente. Insegnanti, lavoratori dell'energia o delle Poste, dipendenti dei ministeri e degli ospedali, persino dei poliziotti hanno sfilato dietro uno slogan comune: «tutti assieme per un servizio pubblico di qualità, per le pensioni e il potere
d'acquisto». I ferrovieri erano ben presenti al corteo parigino, ma non in prima linea, perché alcuni sindacati della funzione pubblica avevano preso le distanze dallo sciopero dei trasporti che rischia di diventare impopolare.
«Capiamo le ragioni dei ferrovieri, ma con la loro protesta stanno cannibalizzando tutte le altre rivendicazioni», ha affermato l'Unsa. C'è stato un momento di tensione: il segretario della Cfdt, François Chérèque, che nei giorni scorsi ha invitato i ferrovieri a riprendere il lavoro, è stato preso di mira da un gruppo di dipendenti della Sncf e costretto a lasciare il corteo di corsa. Nei cortei, un po' dovunque, anche molti studenti e un folta rappresentanza di liceali, ormai anch'essi entrati nel movimento di protesta
contro la legge sull'autonomia delle università.
C'è stata guerra di cifre tra sindacati e governo. Non più del 30% dei pubblici dipendenti in sciopero per il ministro del bilancio e della funzione pubblica, Eric Woerth, che però ha ammesso che è vero che «i funzionari non guadagnano bene». Per i sindacati, la partecipazione è stata particolarmente alta nella scuola, con il 65% nelle elementari e il 58% nella secondaria. Molte scuole con lezioni a singhiozzo, posta non distribuita, amministrazioni chiuse, aerei ritardati, telegiornali ridotti su tv e radio. I dipendenti pubblici insistono su due punti: protestano contro i tagli all'occupazione - 22.900 soppressioni di posti nel 2008, 150mila entro il 2012 - e chiedono aumenti di stipendio. La carenza di personale è sentita soprattutto nella scuola (dove verranno eliminati 11.200 insegnanti il prossimo anno) e negli ospedali. Altre categorie insistono soprattutto sugli stipendi: per i sindacati, nel pubblico impiego il potere d'acquisto è calato del 6% dal 2000. «Falso», risponde il governo, che afferma che c'è stato un aumento del 2% (ma lo calcola basandosi solo su alcune categorie). L'Insée, l'Istat francese, ha rilevato che gli stipendi del settore pubblico sono aumentati meno di quelli del privato.
Sarkozy si è limitato a dire ieri che «non cederà». Il portavoce del governo, Laurent Wauquier, ha fatto sapere che Sarkozy potrebbe fare delle proposte «nei prossimi giorni», prima del viaggio in Cina, sabato. Il primo ministro, François Fillon, continua a mantenere la linea dura: ha assicurato che non cederà di fronte ai ferrovieri, «perché ci sono treni che non viaggiano, bus bloccati e metro che non funzionano». Più malleabile il ministro del lavoro, Xavier Bertrand, che ha ricordato che oggi sono previsti i primi incontri tra Sncf (ferrovie), Ratp (metropolitana parigina), sindacati e rappresentante del governo. «Ci sono le condizioni perché ognuno dia prova di responsabilità», ha affermato Bertrand. I due movimenti di protesta - ferrovieri e funzione pubblica - si sono uniti, almeno per un giorno. Nelle ferrovie, alla riunione di oggi, la Sncf presenterà dei «meccanismi di accompagnamento» per attenuare l'effetto della riforma delle pensioni, una busta tra gli 80 e i 100 milioni di euro. Una trattativa sul modello di quella, già in corso - e che ha messo fine allo sciopero - a Edf-Gdf.
Per il pubblico impiego, bisognerà aspettare che Sarkozy faccia delle proposte, visto che il «potere d'acquisto», al centro della protesta, era stato il suo cavallo di battaglia durante la campagna elettorale e adesso questa promessa non mantenuta gli si sta rivoltando contro. Una riunione con il governo è prevista su questo tema per il 3 dicembre. Ma non sembra che ci siano grandi idee: il governo, che dà la colpa alle 35 ore per il calo del potere d'acquisto, dovrebbe insistere sul tasto dell'aumento degli straordinari («lavorare di più per guadagnare di più»), che è già una delusione nel settore privato, dove ci sono stati tagli ai contribuiti per spingere i lavoratori a fare straordinari. Il governo dovrebbe fare proposte per aumenti di stipendio a fine carriera, ma insisterà anche su un'accresciuta mobilità e dovrebbe vantare i benefici della riduzione del personale per chi resta (meno dipendenti=stipendi maggiorati). Questo discorso non passa, soprattutto negli ospedali - dove gli straordinari, non pagati, si accumulano da anni - e nella scuola, perché significa un degrado della qualità. La prossima settimana, il Ps dovrebbe presentare una proposta di legge per migliorare il potere d'acquisto: la mobilitazione del pubblico impiego è una boccata d'ossigeno per un'opposizione resa afona dalla vittoria di Sarkozy.
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