Conquiste del Lavoro
19 marzo 2008


Tibet, i sindacati internazionali chiedono dialogo e stop alla repressione dei lavoratori


Raffaella Vitulano


Roma (nostro servizio) - I sindacati internazionali della CIS esprimono la loro viva preoccupazione di fronte all’ondata di repressione che ha colpito il Tibet quest'ultimi giorni e l’annuncio da parte di Pechino di misure e di "sanzioni rigorose" contro le persone che ritiene responsabili delle manifestazioni e dei danni materiali. In apparenza, questi eventi hanno come origine la commemorazione di una protesta repressa contro la sovranità cinese al Tibet.

Le cause più profonde, tuttavia, si trovano in decenni di repressione, la non considerazione dei diritti umani e la rovina in materia di sviluppo. Il Tibet è un territorio arretrato, trascurato ed impoverito dello Stato cinese, in cui - spiegano i sindacati da Bruxelles - i lavoratori tibetani non hanno diritto allo stesso livello di salario e di protezione dei cinesi e sono oggetto di numerose restrizioni nel settore delle libertà culturali e religiose.

”Il riconoscimento delle libertà democratiche e dei diritti umani, dell'autonomia del Tibet e dei diritti culturali del suo popolo, oltre all'adozione di approcci conseguenti per rispondere alle sue necessità in materia di sviluppo, sono la via da seguire per una risoluzione duratura di questa crisi", è il commento di Guy Ryder, segretario generale della CIS. La repressione deve dunque cessare ed i dimostranti devono evitare di perpetrare atti violenti, in particolare nei confronti dei cinesi.”
“Le autorità cinesi resteranno sotto l’attenzione dei media internazionali nel corso del 2008 olimpico ed oltre, fatto che offre loro un'occasione reale di provare al mondo che sono pronte ad abbandonare la via della repressione e della violazione dei diritti umani e di impegnarsi nella buona fede a favore della democrazia e dello stato di diritto”, ha aggiunto.
 

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