I forzati dell’educazione
Michele Nigra
Sono assunti con un contratto a progetto, una delle possibilità d’impiego previste dalla Legge Biagi. Nella giungla di sigle ed acronimi che affollano il mercato del lavoro, questo tipo di contratto è chiamato co.co.pro, un termine che inconsapevolmente disegna un ritratto impietoso dell’ambiente in cui ha luogo. Il suono co.co.pro è onomatopeico, evoca il chiocciare delle galline in un pollaio, l’immagine cruda di un mondo basato su rigide gerarchie e del tutto privo di diritti.
Il paragone con la triste vita dei polli serve solo per attirare l’attenzione su una condizione lavorativa insostenibile, perché gli insegnanti assunti a progetto da Cepu e Grandi Scuole non hanno affatto i caratteri assegnati dall’immaginazione popolare alle galline. Al contrario, si tratta di giovani laureati ampiamente dotati di senso critico. In una parola, sono professionisti seri e preparati. Peccato che i 3200 tutor operanti nelle aziende fondate da Francesco Polidori debbano vedere frustrate in questo modo le loro aspettative di un lavoro stabile e adeguatamente remunerato. Dislocati nelle 120 sedi aperte dal 1986 ad oggi sul territorio nazionale, i collaboratori a progetto di Cepu e Grandi Scuole sono in primo luogo condannati a un precariato senza fine. La breve durata del loro contratto coincide col calendario scolastico e si conclude invariabilmente all’inizio delle vacanze estive. Non c’è alcuna garanzia di essere riassunti l’anno seguente, tutto dipende dai risultati raggiunti e dall’omologazione al modello aziendale. Il tutor ideale, nella mente di Polidori, non pretende ferie e treedicesima, né si ammala. In ogni caso, le assenze per malattia non vengono retribuite.
Il sistema dei compensi di Cepu è un altro elemento che genera insicurezza e forti perplessità. L’obiettivo da raggiungere è quello di preparare uno studente universitario al superamento di un esame. La retribuzione al docente è prefissata in base al numero d’ore del pacchetto formativo, ma la sua erogazione avviene in tre tranche dilazionate nel tempo. Solo la prima di queste andrà a finire con assoluta certezza nelle tasche dell’insegnante: quella prevista al termine del corso. Le altre due tranche sono più aleatorie. La seconda viene pagata solo se lo studente sostiene l’esame per cui è stato preparato, mentre l’accredito al tutor della terza ed ultima tranche è subordinato al superamento dell’esame. Per dirla con altre parole, chi ha la sventura d’incappare in uno studente di scarse capacità rischia di lavorare quasi a titolo gratuito.
In Grandi Scuole, che offre corsi di recupero per studenti delle superiori, i docenti vengono pagati ad ore, ma la retribuzione non è adeguata alla qualità della prestazione fornita: la paga oraria, variabile a seconda della città e materia insegnata, oscilla dagli undici ai quindici euro lordi. Gli orari di lavoro sono oltremodo flessibili, da dieci ore la settimana a dieci ore al giorno. Se gli studenti di un corso disertano la lezione, le ore d’assenza non vengono pagate.
Una tale situazione genera, come minimo, scontento e malumori. L’assenza di tutele, la mancanza di diritti sindacali, il senso di precarietà e l’inadeguatezza dei compensi sono tutti elementi che, prima o poi, sfociano in conflitti. Qualche mese fa, con una raccolta di firme tra i lavoratori in un’assemblea autoconvocata, si è ottenuto un primo risultato: le ore programmate dei corsi saranno retribuite anche nel caso di assenza degli studenti. Lo scorso 7 maggio, dopo due richieste d’incontro ignorate dalla direzione, la protesta si è concretizzata alla sede Cepu di Bologna, teatro del primo sciopero nella storia dell’azienda. I tutor, rappresentati ed organizzati da NIdiL CGIL e ALAI-CISL, chiedono con forza la stabilizzazione del posto di lavoro, ovvero l’assunzione a tempo indeterminato. Sono stufi di contribuire in modo rilevante alla floridezza ed al successo aziendale senza beneficiare del corpus di normative e diritti sanciti dal contratto nazionale della scuola. Adesso si guarda avanti, verso orizzonti più ampi, l’intenzione è quella di coinvolgere nella lotta anche le altre sedi Cepu e Grandi Scuole. È stato creato il sito iprecaridicepu.net per coordinare le azioni su scala nazionale e diffondere le notizie in Rete. Perché il suono di mille voci è forte, non lo si può ignorare.
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