Conquiste del Lavoro
15 aprile 2008


Persone sfruttate, realtà di massa anche in Italia

Floriana Isi


Numeri da brivido, situazioni ai limiti di una moderna schiavitù. Secondo le stime dell'Ilo, l'Organizzazione internazionale del lavoro, oggi sarebbero almeno 12 milioni le vittime di lavoro forzato nel mondo, di cui quasi 10 milioni sfruttate da soggetti privati. Tra questi ultimi non sarebbero meno di 2,4 milioni i casi di vittime di tratta. Nei paesi occidentali, nel Medio Oriente e nel Nord Africa, la tratta rappresenta il 75% dei casi di lavoro forzato con un aumento crescente del trend. La metà delle vittime di tratta viene sfruttata sessualmente nel giro della prostituzione. Gli altri nel settore agricolo e nelle case private e in tutti quei contesti produttivi medio-piccoli dove, a prescindere dalla produzione realizzata, non vengono rispettate le tutele sindacali e le condizioni essenziali per lo stato di salute dei lavoratori. Sempre secondo le stime dell'organizzazione internazionale, i profitti generati annualmente dalla tratta ammontano alla spaventosa cifra di 32 miliardi di dollari.

Ma è comunque doverosa una precisazione: lavoro forzato e tratta sono due realtà diverse che spesso si intrecciano ma definiscono due diverse condizioni. Spesso le vittime di tratta vengono avviate al lavoro forzato ma non tutte le vittime di lavoro forzato sono state vittime di tratta. Quando si parla di lavoro forzato si intende una mansione o un servizio che si è costretti a svolgere sotto la minaccia di una sanzione e contro la propria volontà. Ci sono diversi modi per ottenere l'assoggettamento di un lavoratore in condizione di semi schiavitù: la confisca dei documenti di identità è un sistema molto diffuso che garantisce una estrema ricattabilità e debolezza del lavoratore; le minacce di denuncia presso le autorità; la trattenuta della paga imposta anche per un lungo periodo al solo scopo di costringere il lavoratore a rimanere. Tutte realtà che realizzano le condizioni tipiche di un lavoro para schiavistico e sono peraltro comuni alle vittime di tratta, per i quali la situazione debitoria contratta durante il viaggio clandestino (fabbricazione documenti falsi, spostamenti, passaggio di frontiera, alloggi) aggrava le condizioni classiche di una vera e propria schiavitù per debiti. A monte di questi fenomeni complessi e delicati ci sono innanzitutto lo stato di
estrema povertà, la mancanza di occupazione e l'inefficienza di sistemi di migrazione per il lavoro. Ecco che allora permettere ai lavoratori migranti a rischio di tratta di organizzarsi e conoscere tempestivamente i propri diritti nei paesi di destinazione può ridurre in maniera significativa la loro vulnerabilità.
 
Anche in Italia. "Il fenomeno del lavoro gravemente sfruttato - afferma senza incertezze Enrico Pugliese direttore dell'Irpps (Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali) del Cnr e docente universitario di Sociologia del lavoro - è diventato un fenomeno di massa anche nel nostro Paese e investe centinaia di migliaia di lavoratori immigrati e irregolari. Dignità, salute, integrità, nessuna tutela, assenza di prestazioni contributive e assistenziali, salari a giornata o a ora. E l'edilizia è uno dei settori più colpiti". I numeri significativi sono qui: in quel mare grigio di disperazione e di clandestinità dove è del tutto assente la percezione di un qualsivoglia diritto. E il problema è doppio perché anche le istituzioni che si interfacciano a questo fenomeno non hanno ancora gli "occhiali giusti" per leggere consapevolmente questi fenomeni. 

 

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