il manifesto
13 settembre 2007



Sindacato 2.0 per Big Blue

I dipendenti IBM, dopo la rottura delle trattative, portano lo sciopero in Second Life. L'iniziativa parte dall'Italia, ma coinvolge lavoratori di un po' tutto il mondo. E non è un gioco: IBM ha investito in Second Life milioni di dollari e 4.000 addetti. Che si stanno organizzando «nei due mondi» per convincere il colosso Usa a rinnovare il contratto

Alessandra Carboni

Lavoratori di tutti i mondi unitevi! Non si tratta di un errore: in questo caso il plurale è voluto e azzeccato. Sì, perché oggi, nell'era del web 2.0, il messaggio si estende anche al più popolare degli universi virtuali: Second Life (SL). Quello che in gergo è chiamato metaverso torna alla ribalta delle cronache per la decisione delle Rappresentanze sindacali unite (RSU) di IBM Italia di attuare la più classica e concreta delle forme di protesta - lo sciopero - trasportandola all'interno della realtà tridimensionale creata dall'azienda americana Linden Labs.
Le trattative per il rinnovo del contratto integrativo aziendale dei circa 9 mila dipendenti IBM sono state interrotte lo scorso maggio. Nessuna delle richieste inserite nella piattaforma rivendicativa è stata accolta dalla direzione aziendale, che ha risposto cancellando il premio di risultato, con una perdita di circa 1.000 euro annui per dipendente. E così l'RSU ha proclamato quello che sarà il primo sciopero virtuale della storia.
La protesta si terrà questo mese: la data esatta sarà comunicata solo il giorno prima dell'evento, ma i preparativi sono in pieno svolgimento e non coinvolgono soltanto i dipendenti della sede italiana. L'iniziativa ha infatti attirato l'attenzione dei sindacati di molte parti del mondo (reale) e fiumi di idee e suggerimenti a sostegno dell'iniziativa hanno cominciato ad arrivare sulla scrivania di Davide Barillari, delegato italiano all'Iwis (IBM workers international solidarity) e dei suoi collaboratori. E' giunto anche l'appoggio della Uni Global Union, il sindacato internazionale che riunisce 15 milioni di lavoratori appartenenti a circa 900 sigle di tutto il globo. E così lo sciopero di IBM Italia si avvia a essere una vera e propria mobilitazione globale che coinvolgerà i dipendenti di Big Blue di ogni parte del mondo.
Legittimo, a questo punto, domandarsi quale sia la valenza rivendicativa di una protesta attuata in un mondo virtuale. Alcuni dati possono aiutare: in Second Life IBM ha investito milioni di dollari veri, impiegando nel metaverso oltre 4mila dei suoi dipendenti. Il gigante statunitense non ha portato nella realtà virtuale un banale negozio-vetrina, ma ha acquistato più di 30 «isole» di pixel e ha scelto di integrarsi completamente in Sl, vendendo i propri prodotti e servizi e fornendo assistenza diretta agli avatar dei clienti di tutto il mondo.
A riprova dell'importanza che questo medium ha assunto per il business del colosso tecnologico c'è la recente decisione di emanare regole di etichetta per i lavoratori IBM che svolgono attività in Sl, allo scopo di tutelare l'immagine aziendale, esattamente come avviene nel mondo reale. IBM crede così tanto in Second Life che a breve numerosi dipendenti abbandoneranno definitivamente il tradizionale lavoro d'ufficio per dedicarsi esclusivamente a quello virtuale.
E numerosi saranno anche i dipendenti che parteciperanno alla manifestazione. Per aiutare questa massa di lavoratori a orientarsi e muoversi in SL (il cui utilizzo non è intuitivo) sono stati organizzati corsi di formazione, sia nell'aula sindacale reale, che in SL, sull'isola che appartiene a Uni Global Union. La protesta non si terrà solo nelle aree appartenenti a Ibm, ma si estenderà anche ad altri luoghi pubblici virtuali, che saranno presidiati da gruppi coordinati, dando così voce alle rivendicazioni dei lavoratori delle diverse filiali mondiali della multinazionale, ognuno portando alla luce problemi diversi. Uno sciopero ramificato, insomma, una rete che si costituisce all'interno di una rete. Un movimento dal basso che lotta ad armi pari, sul terreno dell'innovazione, utilizzando proprio la tecnologia (in cui la multinazionale eccelle) per organizzarsi e assumere così rilevanza sociale e, di conseguenza, politica. Proprio nel metaverso l'RSU potrebbe ottenere finalmente la firma di un contratto attesa da dicembre, un'azione simbolica a cui dovrà poi seguire il gesto concreto, nella vita reale.
In tal senso SL, vista finora come terra di conquista dai brand che vogliono fare business o come piattaforma di propaganda politica da parte dei vari candidati alle elezioni, mostra le sue potenzialità per quanto riguarda la realizzazione di una democrazia diffusa e partecipata sul luogo di lavoro. E si propone anche come un piccolo antidoto agli squilibri provocati dalla delocalizzazione produttiva che sposta la forza-lavoro di un'azienda verso zone a basso costo e bassi diritti. Nell'universo virtuale e in una realtà in cui, grazie alla tecnologia, le distanze non contano più, i problemi del dipendente della filiale cinese della multinazionale di turno non sono diversi da quelli del collega di altre parti del mondo. E probabilmente qualcuno ora se ne accorgerà. Anche nel mondo reale.