La Repubblica
13 marzo 2008



Svizzera, salta la pace sindacale primo sciopero in 70 anni 

Franco Zantonelli

LUGANO - «Giù le mani dalle officine». Venerdì scorso, scandendo questo slogan, tra pugni chiusi e bandiere rosse, i quattrocento dipendenti, un centinaio dei quali italiani, delle Officine ferroviarie di Bellinzona, nel Canton Ticino, hanno scritto una pagina di storia svizzera, iniziando il primo sciopero ad oltranza del settore pubblico elvetico, da 90 anni a questa parte. Uno sciopero indetto per salvare l´azienda da una pesante ristrutturazione, messa a punto dalle Ferrovie Federali. Ieri, a Basilea, 250 lavoratori dell´edilizia hanno incrociato le braccia pure loro, per protestare contro il fallimento delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo di lavoro di categoria. Dal 31 marzo, si è appreso sempre ieri, l´agitazione si estenderà agli edili del Canton Zurigo. Nel gennaio del 2006 si astennero dal lavoro, per un mese i dipendenti dell´acciaieria Swissmetal, di Reconvillier, nel Canton Berna, che incrociarono le braccia per protestare contro il taglio di 150 impieghi. E non è un caso se, con puntigliosa previdenza, nel settembre scorso, il sindacato Unia, uno dei più importanti della Svizzera, aveva stanziato 5 milioni di franchi, per compensare le mancate retribuzioni degli scioperanti. Il Canton Ticino, Basilea, Reconvillier e Zurigo, sono altrettanti esempi di un mito che traballa. Quello della Svizzera, che nel secondo dopoguerra ha costituito un caso a parte in Europa per i suoi rari scioperi. Nel 1970, ad esempio, le giornate di sciopero, ogni mille dipendenti, erano poco sopra lo zero.

Per 70 anni, insomma, la Confederazione Elvetica ha vissuto all´insegna di una vera e propria pace del lavoro, dal nome dell´accordo stipulato da datori di lavoro e sindacati, il 19 luglio del 1937. Un gentlemen agreement, che impegnava gli uni ad evitare gli scioperi, gli altri le serrate. Ma per Paul Rechsteiner, presidente dell´Unione Sindacale Svizzera «il tabù dello sciopero sta crollando pezzo per pezzo». «Se i lavoratori si riappropriano del diritto di sciopero, non è altro che la necessaria risposta ad imprenditori diventati sempre più aggressivi», ha aggiunto. Anche la presenza di manager stranieri «non cresciuti nella tradizione del dialogo sociale», osserva Jean Claude Hefti nel suo libro La pace del lavoro è minacciata?, contribuisce all´esplosione delle tensioni. In aggiunta al precariato e ai contratti a termine sempre più diffusi, anche nella Confederazione.


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