Conquiste del Lavoro
10 novembre 2007
Colombia, la cultura del terrore
di Manlio Masucci
Il caso Colombia è sempre più al centro dell'attenzione dei sindacati italiani e di quelli internazionali che stanno preparando "un importante piano d'azione" secondo le parole del Segretario Generale della Cis, Guy Ryder. I numeri che alla conclusione di ogni anno campeggiano sui rapporti ufficiali dell'Oil sono inequivocabili e testimoniano la gravità di una situazione che non potrà migliorare senza la solidarietà dei lavoratori di tutto il mondo: nel 2006 ben 78 persone hanno perso la vita a causa delle loro attività sindacali, 8 in più dell'anno precedente; dal 1986 ad oggi sono stati uccisi 2.515 sindacalisti, fra cui 484 dirigenti. I responsabili di questi crimini, guerriglieri, paramilitari e funzionari dello Stato molto raramente vanno incontro a un giudizio. Nel paese il tasso d'impunità è del 99.46%: di 1.165 crimini denunciati contro sindacalisti solo 56 sono stati giudicati in un tribunale e di questi solo 10 hanno portato a condanne. Via Po ha incontrato Carlos Rodriguez Diaz, Presidente della Cut in Italia per rappresentare le confederazioni sindacali colombiane Cut, Ctc e Cgt nell'ambito della III Conferenza Nazionale su America Latina e Caraibi.
Signor Rodriguez Diaz, qual è l'attuale situazione in Colombia? Il governo sostiene che le cose stiano migliorando sul fronte della violenza contro i lavoratori e i loro rappresentanti.
Il terrore continua in Colombia, nonostante quello che dice il governo, ed in particolare le intimidazioni e le violenze contro i sindacalisti. Le cose cominciano a migliorare grazie all'appoggio del sindacalismo internazionale, della comunità internazionale, dell'Oil e, infine, grazie all'accordo tripartito fra impresari, lavoratori e lo stesso governo. Questo accordo permetterà di aprire inchieste sulle connessioni fra industrie e assassini: la Chiquita è stata recentemente ritenuta colpevole di aver ingaggiato paramilitari per assassinare alcuni sindacalisti ed è stata condannata a pagare 25 milioni di dollari da una corte statunitense. I sindacati colombiani hanno chiesto che questi soldi siano utilizzati come risarcimento per le persone uccise.
Il governo dice di proteggere i sindacalisti con speciali misure di sicurezza.
E' vero. Abbiamo schemi di sicurezza elaborati, macchine blindate, guardie del corpo, giubbotti antiproiettili. Ma questo non rende migliore la situazione perché i sindacalisti colombiani preferirebbero di buon grado barattare tutto ciò con maggiori diritti. Insomma meglio senza scorta ma con piene garanzie sindacali.
Lei ritiene che la sua vita sia in pericolo?
Tutti i dirigenti sindacali in Colombia rischiano la vita. Personalmente ho uno schema di sicurezza che prevede una scorta armata di quattro uomini e una macchina blindata. Ho subito quattro attentati nella mia vita e tutti inerenti alla mia attività sindacale. Mi hanno spesso sparato e, nell'ultimo tentativo, mi hanno gettato dell'acido in faccia che non ha provocato danni permanenti per il pronto intervento dei medici.
Come possono apportare un aiuto concreto l'Onu, l'Ue e soprattutto l'Italia?
Chiedendo il rispetto dei diritti del lavoro, facendo pressione affinché la legge sia osservata e affinché nei prossimi accordi commerciali siano presenti clausole relative al lavoro e ai diritti umani. Per quanto riguarda gli accordi di associazione fra Ue e Area Andina è necessario concentrarsi sulla comunità Andina nella sua integrità e non lavorare settorialmente paese per paese. La contrarietà dei sindacati colombiani al Tlc che la Colombia ha siglato con gli Stati Uniti dipende dal fatto che non si tratta di un accordo di libero scambio ma di un vero trattato di annessione. In materia di dialogo sociale è infine necessario correggere la così detta "Cooperativa di lavoro sociale", una forma utilizzata per evadere il contratto formale e impedire l'azione dei sindacati. Questi temi devono necessariamente far parte dell'agenda comune fra l'Ue e l'Area Andina. La richiesta dei sindacati colombiani alla comunità internazionale è che i Tlc si dotino di un'enfasi sociale forte, tengano in conto la responsabilità sociale d'impresa e le convenzioni internazionali dell'Oil. Siamo molto ottimisti circa il ruolo dell'Italia che ha grande esperienza in questo campo. Fino ad ora abbiamo trovato degli ottimi interlocutori e una capacità formidabile di recepire i problemi latinoamericani.
In questo contesto quale può essere il ruolo dei sindacati italiani?
Chiediamo che il sindacalismo italiano collabori con noi con proposte atte a rafforzare il dialogo sociale. Il lavoro in Colombia sta attraversando un momento difficile caratterizzato da un aumento dei lavori nel terziario e dal ricorso sistematico ai subappalti. I contratti a tempo indeterminato stanno scomparendo e con loro la sicurezza sociale e i sindacati: se un lavoratore con un contratto a due o tre mesi si iscrive al sindacato difficilmente riceverà una proposta di rinnovo. Questa è una delle cause della riduzione del tasso di sindacalizzazione nel paese. L'implementazione del dialogo sociale è quindi vitale per i lavoratori colombiani perché, in assenza di questo, gli accordi fra gli Stati terranno in conto principalmente gli aspetti economici trascurando del tutto gli aspetti sociali.
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